Il video dell'intervista (terza parte)
"Quel caso particolare non credo abbia dato vita a risultati così eclatanti e significativi sul fronte della campagna in sé. Penso però che sia stato un utile campanello d’allarme, se così vogliamo chiamarlo, per quello che riguarda la possibilità di uso di Internet da parte dei soggetti. È evidente che in quel caso c’è stata anche una forte componente di autoreferenzialità, nel senso che poi alla fin fine si sono ritrovati in 200 persone. Questo non giustifica l’attenzione che è stata data all’evento in sé. Ma è giustificabile se si fa riferimento al fatto che tantissimi soggetti, pur senza essere andati all’appuntamento convocato, hanno comunque iniziato a mandarsi messaggi, a mandare messaggi allo stesso blog, o eventualmente a parlare dell’evento stesso. Allora da questo punto di vista sicuramente quell’episodio può essere ricordato come un timido, goliardico modo per manifestare un’alterità d’uso della Rete".
"Non è un dato soltanto italiano, anzi. Negli Stati Uniti, così come anche in Inghilterra, è anche più diffuso. Quindi è un dato probabilmente frutto della diffusione della Rete, cioè Internet stesso facilita questa forma di espressione. Satira e goliardia possono essere considerate forme di partecipazione politica innovativa e non convenzionale. Forme di partecipazione, peraltro, che possono essere messe in atto dai soggetti più diversi, con costi in termini di tempo, impegno, e contenuti anche elevati, perché taroccare il manifesto, inventarsi delle vignette, non è una cosa veloce e priva di impegno".
