"La svolta? Non c'è stata"/4
Intervista a Sara Bentivegna - quarta parte
di Simone Esposito
30/01/2007
Il video dell'intervista (quarta parte)
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In un Paese così diviso e incapace di legittimane l’avversario, dove la cultura del sospetto ha lasciato strascichi pesanti sull’esito del voto, forse oggi è impossibile l’evoluzione, per dirla con Grossman (1997), verso una repubblica elettronica, meno rappresentativa e più assembleare, ora che abbiamo paura persino che si possano truccare le schede, che sono un dato concreto, cartaceo, visibile, tangibile. È d’accordo?
"Democrazia rappresentativa, democrazia partecipativa: francamente non so fino a che punto siano le nuove tecnologie a poter aiutare nel dare una risposta a questa domanda. Penso che Internet possa aiutare forme di espressione partecipativa diverse rispetto al passato, e che forse questo possa cambiare in qualche modo l’idea stessa di democrazia partecipativa accompagnandola comunque ad una forma di democrazia rappresentativa. Una sostituzione, soprattutto nella forma del governo dello Stato, penso sia poco plausibile. Sicuramente però ci possono essere delle forme di democrazia partecipativa che traggono giovamento dall’uso della Rete. Quindi da questo punto di vista probabilmente ci potrà essere una trasformazione".
I protagonisti della politica italiana in questa campagna elettorale online hanno trattato di fatto gli elettori come “e-lettori”, cioè come utenti della Rete a cui chiedere semplicemente il voto, e nient’altro al di fuori della cabina elettorale. Secondo Lei che cosa potrà in futuro trasformare questi “e-lettori” in “cittadini in rete”, protagonisti della scena politica italiana?
"I partiti tutto vogliono tranne che questo, non c’è da illudersi che siano loro a muovere le cose. Ma saranno i cittadini stessi a decidere come farlo".