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MediaZone è un progetto della Facoltà di Scienze della Comunicazione e del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
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"Incontriamoci", il social network alla bolognese

I prodiani e la mobilitazione online: storia di buone intenzioni e qualche errore
di Simone Esposito
30/01/2007

PRODI 2 ALLA RISCOSSA. Dieci anni esatti dopo il viaggio del pullman dell’Ulivo. Dieci anni traboccanti di storie di vittorie, di sconfitte, di politica italiana ed europea. Volati in un lampo. Romano è di nuovo al via.

Stavolta però, si presenta al debutto della campagna elettorale reduce da un trionfo. Le Primarie del centrosinistra. Una scommessa vinta, e vinta ben più largamente delle attese. Innanzitutto per la clamorosa partecipazione riscossa dall’iniziativa: 4.311.149 cittadini si sono recati spontaneamente nei 9.816 seggi allestiti per l’occasione, hanno sottoscritto la base programmatica della coalizione e hanno versato un contributo medio di 1,55 euro (partendo da un minimo di 1 euro), per una raccolta fondi complessiva di 6.531.275,09 euro. In seconda battuta, scommessa vinta per la larghezza del consenso ottenuto dal futuro presidente del Consiglio: il 74,1% dei voti validi.

Alla sera del 16 ottobre nello staff di Prodi comincia a farsi largo una sicurezza: ci sono oltre tre milioni di persone pronte a darsi da fare per sostenere l’uomo dell’Ulivo. Sono uscite di casa apposta, e hanno lasciato, oltre alla moneta da un euro, la loro firma, il loro nome e cognome, un recapito, l’e-mail. Come far fruttare questo enorme tesoro di mobilitazione?

 È Giulio Santagata, uno dei più stretti collaboratori di Prodi, emiliano come lui, responsabile della sua campagna elettorale, a farsi carico della risposta. O meglio, del primo tentativo italiano di risposta in cui, alle istanze di coinvolgimento democratico di una parte della società e alle esigenze di mobilitazione di una formazione elettorale, la politica replica con le nuove tecnologie, con la Rete. Quella risposta si chiama “Incontriamoci”. Il modello “Meetup”, l’incredibile esperienza che ha sostenuto la candidatura di Howard Dean alle primarie democratiche Usa del 2004, è evidente.

Si comincia con una mail, poi seguono la newsletter (che raggiungerà i 20mila iscritti) e il debutto ufficiale del sito, ospitato negli spazi del blog di Prodi. La struttura è semplice: una volta registrati (indicando dati anagrafici e di residenza, e i propri recapiti), si accede a un motore di ricerca che rintraccia tutte le iniziative organizzate nella propria provincia. Qui diventa possibile iscriversi come partecipante a una di esse, chiedere informazioni ai loro organizzatori (indicati da un link che consente di inviare messaggi attraverso un sistema di posta elettronica mediato dal sito), oppure proporre direttamente l’organizzazione di un proprio evento, segnalando tema, data, luogo, e numero di posti disponibili, che verranno scalati man mano che il sito registrerà le adesioni di altri naviganti. Incontri piccoli, con amici, conoscenti, colleghi, parenti, magari casalinghi, sui temi del programma. A questo punto la palla passa al navigante: è sua la scelta della tipologia di contributo da offrire all’e-campaigning prodiano. Tra le diverse attività, l’organizzazione di incontri è stata quella che ha riscosso il maggior successo. Nei tre mesi precedenti la chiusura della campagna elettorale (dal 7 gennaio al 7 aprile 2006, il periodo della nostra inchiesta), gli appuntamenti organizzati attraverso il sito sono stati 886, distribuiti in diciannove delle venti regione italiane. Le due province più attive sono state Bologna e Roma, con 109 appuntamenti.

“Incontriamoci” a Roma: due storie e un esperimento

Per indagare meglio il meccanismo di “Incontriamoci” e per conoscere direttamente le storie di chi lo ha animato sul territorio, le aspettative, le motivazioni e i risultati, abbiamo partecipato a 20 delle iniziative organizzate nella provincia di Roma, quasi un quinto del totale, percentuale che aumenta lievemente se sottraiamo gli eventi organizzati dallo staff nazionale del sito e non da iscritti al network. Un viaggio nel fenomeno della partecipazione politica dei cittadini mediata dalla Rete ci ha permesso di capire con più precisione pregi e difetti di “Incontriamoci”, le enormi potenzialità di un’iniziativa del genere e i grandi limiti strutturali che ne hanno condizionato l’avventura elettorale.

Ne raccontiamo due, uno per ciascuna delle due grandi tipologie di eventi a cui abbiamo preso parte: quelli organizzati nelle case di privati cittadini e quelli messi in piedi da associazioni e realtà aggregative già esistenti. In qualche modo, in essi ci sono i tratti più diffusi e ritrovati in tutti gli altri incontri. E poi ce n’è un terzo: quello che abbiamo tentato di organizzare al termine della campagna elettorale. Un tentativo risoltosi in un incontro che non c’è stato.

Storia numero 1: l’incontro dei vicini di casa

L’appuntamento è di pomeriggio, in una traversa della Cristoforo Colombo all’altezza di Casalpalocco, borgata romana più o meno a metà fra l’anello del raccordo e il mare di Ostia. L’organizzatrice, I. B. ha 52 anni e una vecchia passione per la sinistra che l’accompagna dal liceo. Sposata con due figli laureati, insegnante di inglese, colta, la signora B. non ha nessuna indecisione quando le chiediamo di spiegarci, mentre ci versa un caffè al tavolo della sua semplicissima cucina abitabile, perché si è iscritta a “Incontriamoci” e perché ha convocato le quindici persone del caseggiato che trovo riunite nel salotto di casa sua: «Non ne posso più di Berlusconi».

L’uomo di Arcore è il vero mattatore di questo pomeriggio a Casalpalocco. Sono venuti quasi tutti perché se ne vada via lui, e il prima possibile. Dei quindici presenti, tutti tra i 40 e i 60 anni, otto nove donne e sei uomini, tra cui il marito di I. e altre due coppie sposate, tredici sono già sicuri del loro voto: la maggior parte al Senato sceglierà i Ds, il resto barrerà il simbolo della Margherita. Alla Camera, tutti per l’Ulivo, con qualche malumore tra i diessini più osservanti che hanno poca simpatia per il capolista del Lazio, Francesco Rutelli.

I tredici ulivisti sono tutti conoscenti di casa B. Nove sono vicini di casa, e sono quelli venuti senza il coniuge: qualcuno lavorava, a qualcun altro non interessava. La dirimpettaia di pianerottolo è arrivata in ciabatte e fa un po’ su e giù da casa sua: ha la mamma anziana rimasta sola, e ogni dieci minuti torna a buttarle un occhio. Le due coppie sposate, invece, sono fatte di colleghi di I.: due insegnanti di lingue, come lei, e due di lettere, e vengono dalla sua stessa scuola, una media della periferia sud della Capitale.

E poi ci sono le due “attrazioni” del pomeriggio: gli indecisi. M., casalinga, abita al piano di sopra con marito e bambina di nove anni: il marito vota da sempre a destra, prima Msi e poi An. Lei, poco interessata alla politica, gli è sempre andata dietro. Oggi a farle venire il dubbio è il bilancio di fine mese: l’ultima settimana, anche con due stipendi, è diventata un po’ troppo problematica.

G. fa l’impiegata in un’autoscuola, e nonostante la patente a punti, di cui è entusiasta, non trova altre buone ragioni per tornare a dare il suo voto a Forza Italia. Non ne vede di più nemmeno in Prodi: ma una chiacchierata con Isa, che da un mese tira fuori l’argomento elezioni appena può, le ha messo la pulce nell’orecchio.
Le due ore e mezza in casa B. passano così: a cercare di convincere le due deluse della Casa delle Libertà. Le quali fanno presente le loro priorità (sostegno alla famiglia, un fisco meno assassino, qualche certezza sulle pensioni) e tutti si affannano a sostenere, guidati da Isa munita di centinaia di pagine stampate al computer, che è tutto previsto nel programma dell’Unione, che stavolta Prodi terrà insieme tutta la sua coalizione, che finalmente il diavolo Bertinotti e l’acqua santa Mastella staranno buoni buoni al calduccio della coperta governativa fino alla fine della legislatura, per il bene dell’Italia.

È uno scontro impari, tredici contro due, e, se non altro per sfinimento, le due indecise si impegnano prima dello scoccare della seconda ora di match a votare a sinistra dell’Udc. E il branco ulivista, dopo aver accerchiato e conquistato le sue prede, si rilassa nell’ultima mezz’ora con una chiacchierata sul partito unico: tutti d’accordo, si deve fare, basta con la politica dei politici, ci vuole un’idea nuova che sia più simile alla gente. Qui di tessere di partito non ce ne sono: ma nel salotto B. fanno tutti il voto di iscriversi al Partito Democratico. «Se mai – conclude I. con una punta di amarezza che incrina lievemente il granitico entusiasmo sfoggiato fino a quel momento – avranno davvero il coraggio di farlo».

Storia numero 2: l’associazionismo affaticato

A mettere in Rete le proprie iniziative stavolta è un’associazione, il Cidi, Centro di iniziativa democratica degli insegnanti. Sono state numerose le realtà associative che hanno condiviso nel network prodiano la loro attività svolta durante la campagna elettorale, nel tentativo di allargare i propri confini (sono proprio le aggregazioni più strutturate e meno movimentiste a soffrire un calo di adesioni ormai cronico) e di ritrovare anche un po’ di visibilità. L’appuntamento del Cidi rappresenta bene gli esiti di questo tentativo: nemmeno “Incontriamoci” riesce a immettere in questo tipo di circuito, il meno appetibile di tutta la realtà civile politicamente impegnata al fianco dell’Unione, qualche faccia nuova.

Finisce che, nella sede trasteverina del coordinamento nazionale, si ritrovano, un po’ dispiaciute, una ventina di insegnanti (di cui sei in pensione) tutti attivisti dell’associazione. La promotrice, la professoressa Zou, sul sito aveva aperto l’iniziativa a «insegnanti, genitori, studenti», per «discutere di scuola e sollecitare e organizzare la partecipazione alle elezioni del 9 aprile». E invece, nessun genitore, nessuno studente.

Ci vuole poco perché la presenza del presidente nazionale del Cidi, Domenico Chiesa, trasformi l’appuntamento in una riunione di responsabili associativi: si discute il contributo da offrire al programma del centrosinistra in tema di istruzione, Chiesa riporta le discussioni avute in merito con i rappresentanti dei Ds, il partito ideologicamente più vicino al Cidi, e si gioca al toto-ministri per cercare di prevedere il prossimo inquilino di viale Trastevere (con scarsa capacità profetica: il nome di quello che poi sarà l’effettivo titolare del dicastero, Giuseppe Fioroni, non lo fa nessuno).

L’esperimento: l’incontro che non c’è stato

Arrivati in fondo alla corsa elettorale, a due mesi dal primo monitoraggio di un appuntamento di “Incontriamoci”, abbiamo deciso di provare in prima persona ad organizzare un incontro. Dopo aver incontrato insegnanti, professionisti, imprenditori e segretari di sezione, tutta gente dall’età raramente inferiore ai quarant’anni, ci sembrava il caso di fare un tentativo per testare la presa del network su una categoria finora sfuggita quasi completamente all’iniziativa: quella dei giovani studenti universitari. Un’assenza clamorosa, considerando come, invece, gli under 30 con studi in corso o appena terminati siano tra le fasce maggiormente informatizzate della popolazione e più motivate (pur in un quadro di disinteresse generalizzato) all’impegno politico.
L’annuncio viene postato con sette giorni di anticipo. La proposta è semplice: ritrovarsi in un tipico appartamento di studenti al Pigneto, quartiere popolare incastrato tra le vie Prenestina e Casilina alle spalle della centrale Porta Maggiore, pasteggiare a pizza e birra offerti dalla casa, guardare insieme in tv l’attesissimo confronto Prodi-Berlusconi e poi discuterne, magari con qualche indeciso. Posti a disposizione: sette, di cui due già riservati agli studenti inquilini dell’abitazione che condurranno la serata.

Con il passare dei giorni sembra chiaro che la cosa non desta alcun interesse fra gli utenti. Lo stesso sito, dall’inizio di aprile, manifesta un calo delle proposte e delle adesioni: un presagio del crollo del vantaggio elettorale dell’Unione che si sta facendo via via rimontare nei sondaggi dalla Casa delle Libertà. Il raffreddamento investe anche il nostro incontro al Pigneto: alle 20 del 3 aprile, quando mancano 30 minuti al confronto televisivo fra i due candidati premier e le iscrizioni sono ferme a quota zero, l’annuncio dell’annullamento dell’iniziativa appare sul sito e segna definitivamente il destino dell’esperimento.

Il bilancio: qualche errore di troppo

Premettiamo: nell’intero, variegato panorama delle iniziative di e-campaigning messe in campo per il voto 2006, le migliori performance in termini di partecipazione e mobilitazione sono state realizzate nell’ambito della coalizione di centrosinistra. Non solo: l’Unione, e più precisamente il comitato di Romano Prodi, è stata l’unica realtà politica a sperimentare la mobilitazione online dei cittadini sul modello del social networking, forse davvero l’unica vera novità di tutta la campagna elettorale in Rete, per di più dopo aver sperimentato la più grande iniziativa di partecipazione diretta della “base” alle scelte dei partiti, ovvero le elezioni primarie del 16 ottobre 2005.

Questo primato e l’apprezzabile sforzo organizzativo, che vanno innegabilmente riconosciuti fra i meriti dello staff del Professore, non possono nascondere, però, i molti limiti, strutturali e di strategia, che hanno segnato “Incontriamoci”. Il monitoraggio e la partecipazione alle venti iniziative dell’inchiesta, sintetizzate nelle due storie-profilo appena raccontate e negli esiti dell’esperimento organizzativo messo in piedi ad hoc, ci dicono che i numeri di quanti sono stati coinvolti attraverso la Rete nelle iniziative monitorate, e non per conoscenza diretta degli organizzatori o per vie consuetudinarie, sono limitatissimi, fino al caso osservato di un unico partecipante a incontri ospitati in abitazioni private.

I motivi? Tre ci sembrano evidenti, e sono ricavabili proprio dal confronto con l’esperienza di “Meetup” con Howard Dean. Il primo è che il software messo a disposizione dal sito è stato assolutamente insufficiente per sostenere la nascita e la crescita di una vera rete sociale. Basti pensare ai profili degli utenti, che non rilasciavano agli iscritti nessun tipo di informazione personale, stroncando sul nascere ogni possibilità di conoscenza preventiva tra gli utenti della Rete: il permanere di una relazione tra sconosciuti non ha di certo favorito la partecipazione alle reciproche esperienze, soprattutto nel caso in cui (come per gli incontri in abitazioni private) ad essere coinvolta era, in una qualche misura, la sfera personale dei partecipanti.

La seconda ragione è rintracciabile nell’incapacità delle formazioni politiche e parapolitiche più tradizionali (sezioni dei partiti, associazioni di categoria, coordinamenti strutturati) di rimodellare la propria esperienza in funzione delle nuove condizioni di partecipazione, che richiedono una maggiore flessibilità e che trovano nel web una collocazione più naturale. Nei due mesi di osservazione abbiamo assistito allo spettacolo di realtà tradizionali che hanno utilizzato la Rete come pura e semplice vetrina delle proprie, classiche iniziative, la cui comunicazione è stata trasposta, senza originalità e quasi senza alcuna rimediazione dei contenuti, passati dai tazebao a Internet.

L'ultimo grande difetto di “Incontriamoci” è stato il ruolo marginale riservato ai suoi partecipanti nella costruzione del clima elettorale. Se i “Deanics” erano stati percepiti come il vero motore della scalata di Dean alla nomination democratica, in Italia la community prodiana è passata un po' troppo sotto silenzio.

A conti fatti, i prodiani, pur animati da ottime intenzioni e tenendo conto dello status di sperimentazione che l’iniziativa ha assunto, non hanno imparato troppo bene la lezione di “Meetup”, e hanno in qualche misura sprecato una grande occasione per capitalizzare il potenziale di consenso che le elezioni primarie del 2005 erano state in grado di suscitare.

Oggi l’esperienza di “Incontriamoci”, sulla spinta del suo promotore Santagata, nel frattempo diventato ministro nel secondo governo Prodi, si sta trasformando in community di sostegno al progetto del Partito Democratico. Ma attenzione: pur contando su una forte spinta ideale, senza i necessari adeguamenti strutturali e organizzativi, il sito rischia lo stesso nuovamente di mancare l’obiettivo di mettere per davvero in Rete la grande voglia di partecipazione che anima il web.

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