Il video dell'intervista (seconda parte)
"Questo può essere vero, ma bisogna fare i conti con la struttura concreta che ci sta dietro: “Incontriamoci” è il frutto, a sua volta, dell’iniziativa di volontari, non ha dietro l’organizzazione potente di una struttura di partito o di coalizione, e nel momento di maggiore espansione è stato curato da un gruppo di lavoro di massimo cinque persone (oggi sono tre). Ritengo che, dato l’investimento, il risultato sia straordinario. Ovviamente siamo stati aiutati dal fatto che quando siamo partiti la gratificazione, se vogliamo chiamarla così, per i militanti era la campagna stessa e il suo risultato. Oggi tenere vivo “Incontriamoci” è difficile proprio per questo. Molti militanti lo stanno vivendo come un canale per parlare direttamente al governo, nonostante noi continuiamo a dire che non il sito non è un’antenna del governo nella società; noi vogliamo che rimanga uno spazio per fare azione politica. Se poi il tipo di gratificazione che serviva era quella di premiare i più attivi o cose del genere, questo non lo abbiamo fatto volutamente. Ovviamente siamo ancora in una complicata fase sperimentale, ma noi dobbiamo dimostrare che c’è uno spazio per fare politica un quarto d’ora al giorno, e non per costruirci sopra una carriera. “Incontriamoci” deve essere lo spazio di quel quarto d’ora, o dell’ora alla settimana, o del giorno al mese, in cui il militante che segue, che si informa, poi si senta di fare una sua azione, e la gratificazione gli arriva semplicemente dal fatto di averla compiuta e vista riconosciuta dalla Rete. Fermandoci qui: altrimenti i partiti sono più bravi, strutturati e capaci di noi".
"Ho trovato persone molto diversificate, non lontane dalla tipologia di chi si avvicina alla politica in questo periodo. L’età media era più alta di quella che mi aspettavo, più bassa di quella della militanza tradizionale – il mezzo Internet ci ha portato verso una fascia più giovane – ma comunque non a sufficienza per poter dire che “Incontriamoci” sia stata un’iniziativa di giovani. Ho incontrato gente molto motivata, informata, molto esigente nei confronti dei leader e dalla politica in genere, ma anche soprattutto appassionata: quello che fa è mosso esclusivamente dalla passione".

Giulio Santagata è stato il responsabile della campagna elettorale di Romano Prodi. Attualmente è ministro per l'Attuazione del programma nel secondo governo del Professore
INDICE DELL'INCHIESTA
Introduzione: e-lettori.it
1. L'Italia digitale vota proporzionale: le novità della campagna 2006
2. I partiti: partecipazione? No, grazie!
3. "La svolta? Non c'è stata". Intervista a Sara Bentivegna
4. Navigo ergo partecipo: da "Incontriamoci" alle flash mob
5. "Un network per fare politica un quarto d'ora al giorno". Intervista a Giulio Santagata
6. Da e-elettori a cittadini in Rete