Il video dell'intervista (terza parte)
"Le Primarie sono state un momento alto e anche gratificante, appunto. I militanti hanno visto per la prima volta che c’è la possibilità di contare in maniera diretta. Noi riteniamo che il Partito Democratico sarà davvero un partito nuovo e diverso se riuscirà a mantenere questo modello di partecipazione, che vuol dire tradurlo in un modello di organizzazione del partito che faccia spazio alla gente e che non ripercorra le forme tradizionali. La gente di “Incontriamoci” lavora per questo obiettivo, con la certezza che conviene alla politica avere una pluralità di canali e un rapporto diretto con i propri elettori. Poi la partecipazione è una brutta bestia, nel senso che più la alimenti più diventa esigente, quindi capisco le difficoltà della politica nei confronti dell’apertura. Ma se vogliamo essere davvero un partito nuovo a questo non possiamo rinunciare: vanno bene le idee di governo, ma a connotarci deve essere la pluralità. “Incontriamoci” lavora per dimostrare che tutto questo è possibile e funziona".
"Anch’io ero fra quelli che pensava che il potere della tv fosse calato, ma mi devo ricredere ancora una volta: in questo Paese non è così. Basta guardare dove anche stavolta ha preso i voti il centrodestra, che sfonda sugli anziani a bassa scolarità e su tutte le categorie più esposte alla televisione. Internet ha delle grandi potenzialità, ma non dobbiamo relegarlo ad essere un quotidiano elettronico o un sostituto della posta. Deve essere il canale della comunicazione bidirezionale, e su questo siamo molto indietro. “Incontriamoci” ha avuto dei bei risultati: i suoi militanti hanno organizzato più di mille incontri. E tutto questo nonostante una campagna elettorale senza territorio e senza candidati. Noi avevamo modellato il sito sul maggioritario, il ruolo del candidato di collegio sarebbe stato fondamentale per la riuscita della proposta. Il proporzionale, con liste bloccate e nessuna preferenza, ha rarefatto tutto ai leader che si scontrano in televisione e cancellato il contatto diretto con i candidati, togliendo appeal a un network come il nostro. Mille incontri sarebbero stati molto più produttivi con un rapporto personale con il candidato locale e avrebbero contato anche di più. È stata davvero una campagna strana: noi avevamo candidati che non sapevano cosa fare, dove muoversi, come comportarsi. In questo quadro non possiamo proprio lamentarci".

Giulio Santagata è stato il responsabile della campagna elettorale di Romano Prodi. Attualmente è ministro per l'Attuazione del programma nel secondo governo del Professore
INDICE DELL'INCHIESTA
Introduzione: e-lettori.it
1. L'Italia digitale vota proporzionale: le novità della campagna 2006
2. I partiti: partecipazione? No, grazie!
3. "La svolta? Non c'è stata". Intervista a Sara Bentivegna
4. Navigo ergo partecipo: da "Incontriamoci" alle flash mob
5. "Un network per fare politica un quarto d'ora al giorno". Intervista a Giulio Santagata
6. Da e-elettori a cittadini in Rete