Come nasce una canzone. Intervista a Cristiano Godano, voce e anima poetica dei Marlene Kuntz
Nuotando tra poesia e musica
Avrei voluto scriverti di me
per arrivare dritto a te
con trilli di parole smascherate e impavide.
Avrei voluto scrivere a te
per riportarti qui da me
e lusingarti e farti gala con occhiate trepide.
Ma più cercavo il tono sai
più non mi risolvevo mai:
chissà perché...
Ma più cercavo il suono sai
più l'armonia faceva guai:
chissà perché...
da “Canzone di oggi” , di Cristiano Godano
L’aula è piena, alle 17:30 i posti rimasti sono pochissimi: mezz’ora prima dell’arrivo (che poi sono 40 minuti, ma gli artisti si sa… e poi 10 minuti non si negano a nessuno, tanto meno a un ‘Marlene’) l’aula brulica di gente, soprattutto di fans. Sono in tanti a restare fuori dall’aula, ma nessuno si lamenta: tutti aspettano il leader dei Malene Kuntz.
E’ arrivato Cristiano Godano: 38 anni, voce e anima poetica dei Marlene Kuntz, capelli neri e lunghi, magrissimo, si presenta con una giacca nera sopra una maglia colorata.
Alla biografia introduttiva dei Marlene, Godano aggiunge la sua personale: subito dopo la laurea in Economia e Commercio è diventato un artista. «Dopo la laurea - dice – non ho messo la testa a posto ». Prima della laurea i Marlene avevano fatto un lavoro folle di cantina e solo a 28 anni escono dalla cantina e incidono le loro prime tracce.
Cristiano, i tuoi testi sono poesie?
Tre mesi fa ho organizzato un laboratorio di scrittura in un agriturismo di Rimini. Aldilà dello scrivere i testi ‘alla Cristiano Godano’, la prima domanda da porsi è: “la canzone vale la poesia”? A questa domanda rispondo che sono due cose distinte. Facendo i testi delle canzoni, l’orecchio musicale arriva prima della scrittura: la musica circoscrive la libertà di chi sta scrivendo. Un poeta invece gestisce in modo più libero e anarchico il proprio istinto creativo. Quindi credo di poter affermare che la canzone sia diversa dalla poesia.
Come nasce un testo dei Malene Kuntz?
Nasce come diretta conseguenza della musica che arriva prima, e questo riguarda l’80-90% di chi fa musica. In base al suggerimento che da, la musica favorisce la consapevolezze di ciò che si vuol dire per accompagnarla con le parole, le quali a loro volta nascono da esigenze di natura artistica.
Paul Valery disse: “ una lunghissima esitazione costante tra suono e significato”. Quello che intendo dire è che nel momento della scrittura entro in una sorta di infinita estasi che fa arrivare a un equilibrio perfetto il suono e il significato. Anche per questo amo inserire i testi delle mie canzoni nei cd: la componente visiva nella scrittura artistica è importante.
Come un poeta, un romanziere sa da dove parte ma non sa dove finisce: questo è affascinante perché è l’artista che decide la fine della sua opera d’arte. Invece nel percorso di una canzone la scelta di una parola modifica il campo semantico per esigenze estetiche, e questo è ancora più affascinante: le due esigenze suono/significato si collimano e la parola è la risultante della ‘pretesa’ di un esito funzionale di questo punto di vista.
Nel mio modo di scrivere mi ritengo ‘ottusamente lineare’: a volte posso fermarmi anche due giorni per trovare la parola giusta.
Scrivere versi, come ogni processo compositivo richiede passione, applicazione e dedizione, una disciplina che porta alla rielaborazione continua e al cosiddetto labor limae, e proprio per questo è molto spesso fonte di sofferenza e di frustrazioni (come anche di soddisfazione e di estatici piaceri): è un dolore che si deve concentrare, convogliare e poi liberare. Ciò lega chi s'appresta a questo difficile compito in maniera profonda e indissolubile con la sua "Musa" ispiratrice; è un rapporto di odio-amore, una sottile forma di tossicodipendenza, una malattia da cui è difficile liberarsi - la scrittura, come scrive lo stesso Gozzano è "male che non ha rimedio" . Ma c'è di più: lo stesso vale credo per il musicista, che deve affrontare le frustrazioni del processo compositivo e i vari stadi della fase realizzativa delle sue "canzoni-creature": seguirne la nascita e la crescita e poi lasciarle andare al loro destino. Il concerto poi è il momento elettivo della catarsi e il rapporto con i fans la realizzazione più lampante dell'illusione d'amore.
Qual è la tecnica di Cristiano Godano?
I miei testi arrivano in termini eufonici in un inglese che non esiste che evoca una fascinazione dei miei idoli, ed è divertente perché mentre canto questo finto inglese rimane nel testo nella prima fase della canzone con parole che ricorrono. Nella seconda fase traduco il tutto in italiano cercando di ottenere un risultato che riconduca all’inglese originario. Questo perché cerco di favorire l’ambito estetico ed eufonico a quello semantico.
Quanto ti poni il problema di come arrivi al pubblico?
Quando scrivo i testi sono cocciutamente concentrato nello scrivere come voglio io senza condizionamenti esterni. Quello che faccio non ammicca in ossequio a nessuna regola. Faccio la musica che vorrei sentire.
A cosa ti ispiri?
Posso fare un esempio per l’ispirazione che poi è sfociata nella stesura di “Poeti” (dall’ultimo album, “Bianco sporco”): una sera stavo cenando con un mio amico, un avvocato, il quale, come tutti gli avvocati è un poeta e un attore mancato. Durante la cena ha recitato la poesia di Guido Gozzano “L’onesto rifiuto” e sono rimasto affascinato dal primo verso ‘Un mio gioco di sillabe t’illuse’, affascinato dal suono ripetuto delle due elle e poi dalla storia del poeta tanto da prenderne spunto per una canzone. Appare una figura femminile, sedotta e illusa d'amore da "un gioco di sillabe" del giovane poeta; una donna a cui però egli non può e non vuole dare, ricambiare amore; "Non mi chiedere amore che non credo sia tempo di guerra per me" egli confessa e aggiunge, impietoso ma sincero: "Se ho bisogno d'amore non vuol dire che amo l'idea di te. Mi dispiace, tesoro: io non ho nessun progetto per noi. Sto bene come sto. Se è una colpa un giorno la pagherò". Costei può essere però amica e soprattutto incarnare in un certo momento la figura della musa ispiratrice, una persona con cui avere un rapporto di complicità del tutto speciale, "passeremo minuti ed ore nell'ardore più complice" e "sillaberemo le coccole", una persona da non deludere.
Invece “Amen” è stato uno di quei testi che nascono da forti suggestioni, ma non si sa mai dove finiranno: è stata una delle mie opere che non è nata da un progetto finale, ma da un’immagine di partenza.
Quale forma d’arte ha influenzato maggiormente la tua produzione?
Come prima cosa le canzoni e solo in un secondo momento la letteratura per la quale provo comunque una profonda attrazione. Ma la prima forma d’arte è la musica. Prima di tutto sono un musicista, la letteratura per me è una sorta di deviazione.
E i songwriters che ti hanno maggiormente ispirato?
Ci sono stati tre grandi scrittori di testi musicali: la prima grande figura è stata Jeffrey Lee Pierce che ha influenzato tutta la prima produzione artistica.
Poi Nick Cave e Neil Young. Quest’ultimo ha segnato la mia adolescenza in quanto esponente della West Coast contestatrice americana. A Young ho dedicato anche una canzone: “Il solitario”, che era anche il suo soprannome.
E tra i romanzieri?
Vladimir Nabokov, l’autore di “Lolita”: la sua è una meta-letteratura con una personalità forte, una letteratura suggestiva con idee anti-accademiche. Ma anche Leonard Cohen che parla dell’amore come una guerra.
Quali sono gli autori italiani che preferisci?
Fino ai 18 anni mi ascoltavo esclusivamente la musica cosiddetta nazionalpopolare dei Dalla e De Gregori, poi mi sono dedicato al rock. Oggi ascolto Paolo Conte per i testi, per la musica, per la capacità intrinseca di porgere le cose con il sorriso: il suo è un processo creativo interessante e mi piace immaginarlo che sorride nel momento in cui scrive le sue canzoni. Di Conte, come Marlene Kuntz, abbiamo rifatto la “Milonga”.
Cosa ne pensi del file sharing, della musica scaricabile dalla rete?
Penso sia un fattore quasi totalmente positivo per il progresso, che sia il sinonimo di un’umanità capace di mettersi in gioco. Ma mentre reputo positivo l’atto di scaricare qualsiasi cosa dalla rete, penso che per il musicista dal punto di vista pragmatico sia un danno. Mi rendo conto di aver preso una posizione controversa che sfiora l’ingenuità: ho 38 anni, ma non so scaricare musica e non perché sia un idealista, ma perché sono indolente. L’attuale situazione è difficoltosa perché le case discografiche sono colossi in crisi definitiva: non sono state lungimiranti e sono in fase comatosa e gli artisti lo sono di riflesso.
Cosa rispondi a chi vede nel vostro percorso un tipo di evoluzione tendente, negli ultimi album, al commerciale?
Sono stufo di controbattere a queste insinuazioni e ‘odio’ chi ci accusa che ce la tiriamo. Sono profondamente indignato con chi cerca di catalogarci con queste definizioni. L’unico parametro che mi auto-impongo è il disincanto, l’onestà intellettuale e chi mi rivolge queste critiche può ascoltare tranquillamente altra musica: nessuno li costringe a seguirci. Credo che l’onestà artistica sia la massima espressione del rispetto verso chi compra i nostri dischi e viene ai nostri concerti.
Qual è il rapporto tra le canzoni dei Marlene Kuntz e la politica?
Siano sempre stati al di fuori della politica: siamo un gruppo che fa musica e un progetto musicale deve essere separato dai temi politici. E questo non è perché ci impaurisce schierarci, ma perché penso che sia un aspetto disonesto far entrare la politica nell’arte.
Hai tonalità preferite per comporre?
Con la chitarra suono principalmente in SOL, DO e MI.
Da cosa vedi che una tua canzone è bella?
Non cerco mai la bellezza metodicamente e non saprei neanche dare una definizione di bellezza: è un anelito che parte da dentro, ma non credo debba esistere un canone estetico.