Kriegspiel, il war game di Guy Debord
"I giochi di guerra sono la continuazione della politica con altri mezzi". Questa piccola correzione alla massima del generale Carl von Clausewitz non la dobbiamo ai programmatori di America's Army, il
war game elettronico commissionato e diffuso nel 2002 dal governo statunitense per reclutare nuove leve, ma a una fonte decisamente insospettabile: il situazionista Guy Debord, autore della
Società dello spettacolo (1967).
Negli stessi anni in cui componeva l'incendiario e profetico
libro-manifesto destinato a infiammare il maggio parigino, Debord lavorava minuziosamente a un progetto in apparenza minore, persuaso tuttavia - lo confessa in
Panegirico - che si trattasse della sola sua opera a cui i posteri avrebbero tributato qualche onore: il
gioco da tavolo di strategia militare Kriegspiel, ispirato all'omonimo gioco che il luogotenente
von Reisswitz creò nel 1824 per addestrare gli ufficiali dell'esercito prussiano.
Kriegspiel, in tedesco "gioco di guerra", ha avuto una gestazione quarantennale: concepito da Debord già negli anni cinquanta (al tempo in cui il cineasta francese
Albert Lamorisse ideava il popolarissimo
Risiko), fu sviluppato nel decennio successivo, poi pubblicato nel 1978 in una lussuosa edizione limitata con pedine di rame laccate in argento, infine diffuso in forma più economica nel 1987 e illustrato nel libro
Le jeu de la guerre, che Debord scrisse con la moglie
Alice Becker-Ho.
L'ultima tappa della storia di
Kriegspiel è affare di questi mesi: il collettivo newyorkese di artisti della programmazione
Radical Software Group (Rsg) ha infatti trasformato il gioco di Debord in un
war game elettronico, elaborandone una versione Java a cui si può giocare
gratuitamente su internet. Un'iniziativa che ha suscitato le ire della vedova Debord, che in barba ai principi situazionisti del
copyleft si è lanciata in un'aspra
battaglia legale contro il Rsg.
L'adattamento informatico di
Kriegspiel è ancora un
work-in-progress ed è lungi dall'esser completato, ma riprende fedelmente la concezione originaria di Debord, che aspirava a riprodurre su una scacchiera i principi esposti nel trattato
Della guerra di
von Clausewitz: "L'insieme dei rapporti strategici e tattici è riassunto nel presente Gioco della Guerra, secondo le leggi stabilite dalla teoria di Clausewitz sulla base della guerra classica del diciottesimo secolo, proseguita dalle guerre della Rivoluzione e dell'Impero", si legge nella presentazione - dal tono pedantesco e ben poco "giocoso" - dello stesso Debord.
Kriegspiel "riproduce con esattezza la totalità dei fattori che operano nella guerra, e più in generale la
dialettica di tutti i conflitti".
Parole che fanno intuire come per Debord fosse in ballo qualcosa di più importante di un semplice divertimento
rétro o di una rievocazione nostalgica delle guerre napoleoniche. Il gioco, al contrario, doveva servire da
addestramento rivoluzionario per il conflitto epocale con la società capitalistica divenuta società dello spettacolo, giacché "un militante non addestrato sarebbe solo un fattore di imbarazzo per l'avanguardia". Il manuale delle regole di
Kriegspiel voleva essere dunque anche un trattato del saper vivere (e combattere) all'epoca della dominazione spettacolare-mercantile, un ideale complemento "pratico" tanto al Debord dottrinario, i cui scritti abbondano di citazioni da
Sun Tzu e da altri maestri dell'arte della guerra, quanto al Debord cineasta, che nei suoi film di montaggio, come
In girum imus nocte et consumimur igni (1978), inseriva immancabilmente spezzoni da epopee belliche hollywoodiane, una su tutte
La carica dei seicento (1936) di
Michael Curtiz.
A colpo d'occhio,
Kriegspiel può ricordare una variante degli scacchi: il piano da gioco è quadrato e suddiviso in caselle, e su di esso si fronteggiano due avversari in condizioni di perfetta simmetria, muovendo le pedine in base a regole definite, in accordo con la teoria clausewitziana della guerra come estensione su vasta scala dei
principi del duello. È un gioco ordinato e metodico, che dona l'ebbrezza quasi tolstojana di dominare il campo di battaglia quasi fosse un panorama osservato dalla sommità di una collina: nulla di più lontano dal caos dei conflitti di massa novecenteschi e dall'asimmetria delle guerre e guerriglie contemporanee, simulate in modo ben più convincente in tanti
war games recenti, che il critico
Ed Halter ha inventariato nell'enciclopedico
From Sun Tzu to Xbox: War and Video Games (2006).
Certo, nel gioco di Debord non tutto è ordinato, prevedibile o fermo all'epoca napoleonica: per dirne una, la scacchiera di Kriegspiel ha una
topografia irregolare e impervia, percorsa da catene montuose, e la
lotta per gli strumenti di comunicazione ha un ruolo non meno importante dell'aspetto prettamente militare, tanto che la distruzione delle linee di comunicazione con i centri di comando è una delle chiavi della vittoria. Ma tutto sommato il gioco rispecchia ben poco le condizioni attuali della guerra, e di certo vale più come
addestramento filosofico all'arte del conflitto che come simulazione, per quanto idealizzata, di situazioni plausibili.
Ecco perché i programmatori del Radical Software Group stanno pensando di modificare il gioco di Debord tenendo conto del mutato scenario: "Oggi la guerra è diversa", spiega
Alexander Galloway, membro del Rsg e professore alla New York University. "Ci stiamo chiedendo come reinventare il gioco in base al principio della guerra asimmetrica che domina ovunque nel mondo: il combattimento urbano, le armi non-convenzionali, le tattiche di guerriglia, l'organizzazione in cellule".
L'idea di un aggiornamento è accattivante, se non fosse che in un certo senso la realtà si è peritata di sorpassare tanto il
Kriegspiel di Debord quanto i suoi attualizzatori. Il ricorso sempre più massiccio alle
tecnologie della simulazione elettronica nelle guerre reali - un aspetto che il mondo ha scoperto in occasione della prima guerra del Golfo, e che ha offerto il destro alle speculazioni molto acrobatiche di un
Lyotard (la "prima guerra postmoderna della storia") o di un
Baudrillard ("la guerra del Golfo non ha avuto luogo") - ha infatti imbrogliato le carte, e reso incerto lo
spartiacque più elementare: quello tra la guerra guerreggiata e il
war game, tanto che non si sa più con esattezza quale dei due continui l'altro "con altri mezzi".
Ma a ben vedere, tra i paragrafi della
Società dello spettacolo era adombrato anche
questo esito.