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Paura e desiderio della tabula rasa nel manga nipponico

L’eterna Hiroshima

di Veronica Menelao
28/07/2004

kenshiro
Il tema della bomba nei giapponesi ha invaso, dopo il 1945, ogni settore dell’industria culturale. Dai film di Godzilla ai manga storici come Gen di Hiroshima, il passaggio drastico dalla guerra alla distruzione ha lasciato nel popolo nipponico un vuoto che ancora oggi sembra incolmabile. Con il passare degli anni si è tramutato in memoria (1), ammonimento per il futuro e furore violento.
In un anno imprecisato dell’ultimo decennio del xx secolo, il nostro mondo venne avvolto dalle fiamme di una guerra nucleare…gli oceani evaporarono… la terra, inaridita, si squarciò… sembrava che tutte le specie esistenti si fossero estinte… tutte… tranne gli esseri umani” (2). Nel 1983 Tetsuo Hara e Buronson pubblicano a quattro mani il manga Ken il guerriero, storia di Kenshiro, ultimo rappresentante di una scuola di arti marziali, dopo un olocausto nucleare che ha decimato la popolazione e reso i superstiti o succubi o potenti. Il guerriero saprà farsi strada tra i prevaricatori come unico difensore degli oppressi - donne, bambini e uomini deboli - in una lotta all’ultimo sangue contro il suo stesso fratello. Manga di inaudita violenza e fondato su una dicotomia bianco/nero esasperata, affascina proprio per l’ingenuità cruda della narrazione. Una lunga serie di combattimenti inframmezzata da flashback che tentano di spiegare i comportamenti violenti dei protagonisti, si dipana per tutta la serie, senza soluzione di continuità/diversità. Kenshiro non è un personaggio come gli altri: il suo carattere non si evolve nel corso della storia, non dà mai il segno di un minimo cedimento fisico, nonostante  sia dilaniato dal sentimento di amore/odio nei confronti del fratello. Dotato di capacità muscolari e fisiche spropositate, Kenshiro è, insieme ai suoi nemici, un newtype, un uomo che ha saputo superare il gap emotivo della guerra attraverso una spiritualità incanalata nelle leggi delle arti marziali. La guerra genera caos e quindi anarchia: solo un uomo forte può riportare l’ordine in un mondo allo sbando. Il popolo sembra sempre aver bisogno di una guida spirituale: è questo il messaggio che sembrano fornire i due autori. Ma oltre alla caratura del personaggio, Hara e Buronson hanno avuto la capacità di ricreare uno scenario apocalittico estrapolato dalla serie cinematografica di Mad Max: deserti infiniti, interrotti da inquietanti squarci di metropoli distrutte, personaggi vestiti di stracci che vagano da una città all’altra alla disperata ricerca di cibo e di acqua. Un’apocalissi medievale, quindi, quando è necessario ripartire da zero e con le sole forze della forza bruta e di una personalità carismatica.
Il tema della catastrofe e della ripartenza del mondo ha visto in Nausicaa nella Valle del Vento (1984) un contraltare ideale all’estetica della violenza di Ken il guerriero. Il manga di Hayao Miyazaki ha per scenario uno sfondo meno pessimista ed una visione decisamente più poetica del nostro seppur nero futuro. Appartenente alla vecchia guardia del disegno, Miyazaki rimane uno dei pochi sognatori rimasti sulla scena dell’animazione e della produzione manga, capace di infondere con il suo personalissimo tocco un’aura di magia e poesia anche in un tema così oscuro.
Ambientata anch’essa in un’era medievale provocata da un disastro ecologico, la vicenda di Nausicaa è la storia di una giovane principessa custode della Valle del Vento, un’isola felice nella giungla tossica del resto del pianeta, che diventa paladina di una battaglia destinata a consegnare nelle sue mani le sorti della Terra. Messaggio pacifista contro ipertrofica violenza, scenari ambientali che vanno per accumulo e non per sottrazione (giungla irrespirabile contro deserto): questi gli spunti che più saltano agli occhi nel distinguere l’apocalissi di Nausicaa da quella di Kenshiro. Ovviamente è anche messa in gioco la profonda diversificazione nella caratterizzazione dei personaggi, l’umanità dolce eppure battagliera di Nausicaa contro quella sorta di delirio d’onnipotenza, causato dal suo fisico, di Kenshiro. Essere sostanzialmente emotivo, Nausicaa riempie le pagine del manga con le sue sensazioni e con la sua partecipazione sensoriale a tutto ciò che la circonda, in una fusione totalizzante tra Natura e Spirito, pieno condensato dello spirito animista dei giapponesi. Miyazaki è pur sempre un ottimista: è profondamente convinto della natura buona dell’essere umano, ma ancora di più lo affascina il rapporto con quei luoghi che l’uomo troppo spesso dimentica e che un giorno potrebbero ribellarsi, in un processo di autodistruzione.
Rimanendo nel tema della distruzione, un maestro in tal campo fin dai suoi primissimi racconti è stato Katsuhiro Otomo. Da Memories (raccolta pubblicata nel 1990) fino ad Akira (1984), l’itinerario del mangaka e regista è attraversato dal tema della distruzione. Concentrando la sua passione in poche pagine, come in Flower, dove dal sangue dell’ultimo essere umano rimasto sulla Terra sboccia uno splendido fiore rosso, o in romanzi-fiume, come appunto Akira, Otomo ha saputo collegare un’ossessione tipicamente giapponese con un finissimo tratto europeo. Le grandi vignette - raramente più di sei/sette per tavola – si aprono sugli spazi immensi del cosmo o negli antri bui dei sotterranei di Tokyo. I suoi protagonisti sono spesso ragazzi con delle doti particolari, ma senza un’enfasi supereroistica da opere robotiche. Sono, come il protagonista di Akira, Kaneda, dei teppisti di quartiere, sfacciati ed impulsivi, su splendide e rombanti motociclette, che rivelano un’inaspettata disponibilità ad aiutare gli altri, più dettata dalla curiosità che da altruismo vero e proprio. È proprio questa una delle caratteristiche che mettono in risalto Akira rispetto alla mole di manga ed anime incentrati sulla distruzione del mondo ad opera di un manipolo di incoscienti: Kaneda non è un eroe, non aspira davvero a diventarlo, il suo maturare nel corso della lunga storia è soprattutto una presa di coscienza di quanto accade intorno a lui e di cui prima non si preoccupava, occupato com’era con le sue motociclette e totalmente emarginato dalla società. La distruzione del mondo non è stata, questa volta, a causa di alieni/politici/scienziati: è stata una guerra psichica, scatenata da Akira, un bambino in possesso di poteri esp talmente spaventosi da costringere i militari a rinchiuderlo in un bunker sottoterra. Niente bombe, né ecosistema impazzito: il potere di un singolo cervello è quanto di più distruttivo si possa immaginare. Ambientato nella Neo-Tokyo del 2030, Akira vive soprattutto del fascino dell’ambiente che circonda i personaggi, esaltando al massimo le strutture della megalopoli, e schiacciando i giovani protagonisti in immense sovrastrutture, rappresentando in sé un vero spettacolo della distruzione. Sembra di seguire le righe di Mishima, mentre si legge il manga: “Noi siamo di continuo esposti al pericolo che l’istinto di morte, represso o soppresso nei giovani moderni, un giorno esploderà da qualche parte”(3). Distruggere per ricostruire, sembra questo il messaggio suggerito da Otomo. La tabula rasa, tanto incomprensibile agli occidentali durante le loro visite nel Giappone del dopoguerra, questo desiderio di distruzione totalizzante, assume il significato di rinascita. Re-birth, quindi, come uno dei film di Neon Genesis Evangelion: una morte, cui segua la nascita di un nuovo mondo. Un mondo non più basato sugli insegnamenti e sulle regole dei padri, che tanti danni hanno fatto, mandando allo sbaraglio o lasciando sole le coscienze dei propri figli, ma sulle uniche esperienze dei figli.
Partendo da zero, novelli Adamo ed Eva all’alba del nuovo mondo.


1.Il cinema d’animazione ce ne ha fornito uno splendido e struggente esempio con Una tomba per le lucciole (1988) di Isao Takahata.
2. T. Hara, Buronson, Ken il guerriero, Star Comics, Perugia 1997.
3. Y. Mishima, La via del samurai, Bompiani, Milano 1996.
stampa

riferimenti
T. Hara, Buronson, Ken il guerriero, Star Comics, Perugia 1997.
Y. Mishima, La via del samurai, Bompiani, Milano 1996.
Katsuhiro Otomo
- Fumetti > Il corpo dell’eroe
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