Scriptorium:osservatorio sul romanzo
Il gioco crudele dell'amore
Sono qui sulla panchina di fronte al lago, un silenzio assoluto mi avvolge, neppure un fruscìo di fronda a farmi compagnia. Mi ritrovo a vagare con la mente, il pensiero ritorna a quel giorno di maggio in cui partecipai ad un concorso di lavoro. Eravamo un gruppo di giovani a sostenere l’esame, un esame che sconvolse e cambiò molto la mia vita.
Tra questi giovani c’era Sara, minuta, con lunghi capelli rosso rame, occhi verdi come smeraldi, naso aquilino, un corpo sinuoso, bella, mi accorsi subito che non era la sua bellezza che mi colpiva, ma il suo modo di porsi. Parlava, parlava e più parlava e più ne restavo incantato.
Vincemmo ambedue il concorso e ci ritrovammo il primo giorno di lavoro nello stesso ufficio, iniziammo a trascorrere molto tempo insieme, condividendo il lavoro e soprattutto le pause pranzo. A tavola ci dilungavamo in conversazioni che lei abilmente argomentava dandone un tono culturalmente impegnato, si esprimeva, elaborava con tutta la malizia della sua femminilità, non mancava mai di essere aggiornata su qualsiasi argomento aveva una teatralità che mi lasciava sbalordito. Così tra un dire e un fare, riusciva con la sua gestualità, l’espressività dello sguardo a trasmettere quello che non diceva o non voleva proferire con le labbra, mi inviava segnali erotici. Tutto ciò cadeva su una personalità, la mia, vogliosa di intrecciare relazioni, ma nello stesso tempo titubante e molto cauto nel lasciarmi sprofondare in un sentimento d’oblio. Sara, aveva deciso di prendermi. Mi voleva e usava tutte le strategie per farmi capitolare. Era coinvolgente con il suo darsi e il suo ritrarsi, mi procurava emozioni incontrollabili che non avevo mai provato, mi stavo lasciando andare a questa onda di emozioni, quando mi confessa che è da un anno sposata e che il suo rapporto è in crisi.
Non me lo aspettavo, accusai il colpo, non avevo ipotizzato assolutamente un eventuale suo legame. Mi resi conto di essere in un punto di non ritorno, improvvisamente sentii forte dentro me che la “odiavo”, la “amavo” , “che la odiavo e la amavo”, una confusione totale, capivo che ero in una rete, senza via di uscita, annaspavo come dentro un’ onda gigantesca che mi annullava. Sara continua la sua “altalena”, mi vuole, ma non lo dice, invia messaggi sotterranei, mi telefona, non si espone apertamente, mi gira intorno senza tregua come la falena intorno alla luce, mi chiede di accompagnarla a fare spese al centro della città, mi attira in acquisti straordinariamente voluttuosi, sexy, eppoi chiede il mio parere, dandomi così ogni volta la sensazione di poter contare sempre un po’ di più, incidendo in modo determinante in quello che è il suo spazio personale, mi permette di entrare nel suo mondo, mi inebria. Riesce a scatenare in me meccanismi che mi sconvolgono, eppoi ingenuamente ringrazia, mi saluta e ritorna dal marito. La nostra storia va avanti, ogni giorno vivo situazioni che premono fortemente sul mio sistema emozionale, sono inquieto, sento una passione che non riesco a definire. Un giorno mi invita ad accompagnarla in spiaggia si distende sul mio asciugamano, il suo corpo caldo vicino al mio sento che freme, e mentre continua a parlarmi del suo rapporto in crisi, mi sfiora il viso e mi bacia. Finalmente mi lascio andare sento che è mia; ci abbandoniamo l’una all’altro e a questa nostra storia d’amore.
Sara non contenta di sapere che sono preso di lei psicologicamente e fisicamente, vuole di più, mi vuole ancora più vicino a lei, e mi chiede di conoscere il marito, quello che io credevo il “povero” rivale; ho un gesto di stizza, mi sento per un attimo lontano da lei mille miglia, non capivo. Non volevo trovarmi in un territorio che non mi apparteneva, non dovevo, ma ormai ero in un vortice che non mi permetteva più un ragionamento logico, ero stressato, incapace di controllo, con quel poco di forza che mi restava, decisi di porre fine al modo come la storia si evolveva, chiedendo a Sara di chiarire prima possibile la situazione.
Doveva scegliere se stare con me o con il marito, mi promette di farlo. Intanto un leggero filo di amicizia a seguito di varie cene conviviali, si era instaurato tra me e Pietro, il marito. La qualcosa mi creava disagio, mi faceva stare male, quindi decido di non aderire più a questi inviti. Avverto Sara, la quale finge di non capire, mi dice che è un modo per stare di più insieme, (non capivo che era un modo per lei di emozionare e gratificare il suo Io perverso), tanto che arriva al punto di farmi estendere l’invito direttamente dall’ignaro Pietro. Perche? Mi chiedo. Squilla il telefono, Pietro mi estende l’invito per il compleanno di Sara, sudando e balbettando, cerco di rifiutare, ma ogni tentativo risulta vano, alla fine accetto.
Il mio disagio è enorme, il disappunto è totale, la rabbia verso me stesso è tanta, ma anche la passione “perversa” mi attanaglia, prendo coscienza di avere un morbo incurabile, mi accorgo perfino di aver scavalcato i miei valori esistenziali.
Sara vuole vedermi soffrire? I dubbi iniziano a permeare la mia mente, non mi ama, non può amarmi, se mi mette in questa situazione! Si diverte? Questi dubbi erano poca cosa rispetto a quello che mi attendeva. Giunto alla festa, dopo i convenevoli, gli auguri, il taglio della torta e lo stappare dello spumante, mi prese in disparte Pietro e iniziò a parlarmi, quello che disse mi lasciò senza respiro. Mi accusò di tradimento, di essere un guasta famiglie ecc… Se mi avesse sparato avrei sentito meno dolore di quello che provavo in quell’istante, impallidii, non so cosa balbettai. Capivo solo ora che Sara mi aveva tradito, aveva tradito la nostra storia, aveva tradito il marito (e sicuramente aveva tradito anche se stessa). Aveva dato alla nostra storia d’amore, che lei diceva “d’amore” il significato di una semplice gioco.
Ci vollero anni, perché io tornassi a riprendere in mano la mia vita. Non tornai più a credere nell’amore. Gli incontri successivi nel corso del mio vissuto ci furono, ma li vissi su un’onda emozionale superficiale, non riuscii ad approfondire più nessun rapporto. L’onda emozionale la sotterrai nel substrato più profondo della mia anima, e neppure il rapporto che oggi ho con la mia compagna, è riuscito a darmi la giusta dimensione.
Nel susseguirsi dei miei pensieri, all’improvviso mi accorgo del tocco di una mano che si poggia sulla mia spalla, mi volto, vedo la mia compagna venire verso di me, ed ecco che ritorno al presente. La guardo e penso che nonostante tutto, non le farò del male, anche lei è bella, anche lei è emozionalmente coinvolgente e sensuale. La sua anima è in sintonia con se stessa, proprio ciò che non aveva Sara.
Le cingo la vita, quasi a ringraziarla ed insieme ci incamminiamo verso la nostra casa.