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Attualità

Il telefono la sua croce: le intercettazioni di Moggi & Co. viste dai media esteri

Il pallone nel cellulare

di Alessandro Mastroluca, Irene Privitera e Anna Lisa Ratta di Alessandro Mastroluca, Irene Privitera e Anna Lisa Ratta di Alessandro Mastroluca, Irene Privitera e Anna Lisa Ratta
17/05/2006

luciano moggi
L’HANNO chiamata “calciopoli”. La bufera che ha travolto in queste settimane alcuni club italiani – Juventus su tutti. Dopo il caso doping e le indagini da parte della magistratura di Torino, un nuovo scandalo passa dai campi da calcio e finisce nelle mani della Procura di Napoli. Partite decise a tavolino, favoritismi delle terne arbitrali, convocazioni in azzurro ad hoc per i giocatori della Gea, "sequestri" di persona. La notizia choc, non solo per gli appassionati di calcio, non passa inosservata sulle prime pagine della stampa estera, con grande imbarazzo per la pessima immagine che la nostra Nazionale dovrà portarsi dietro in Germania.

Germania – “È lui il mafioso del calcio”. Così, a meno di un mese dai Mondiali di Germania 2006, il tabloid tedesco Bild titola, riferendosi al dimissionario Luciano Moggi, in una pagina dedicata allo “scandalo in Italia”. Il quotidiano, che parla anche del fronte del calcio-scommesse legato al portiere della Juventus Gianluigi Buffon, sottolinea con un “Raus!” una fotografia di Massimo De Santis, il fischietto della sezione di Roma 1 cui è stato revocato dalla Figc l’accredito – il suo nome figurava nella lista degli arbitri scelti dalla Fifa in vista della Coppa del Mondo – per il suo coinvolgimento nella vicenda delle intercettazioni telefoniche.
Anche il Die Welt grida allo scandalo contro la Vecchia Signora. Un’amministrazione da rifare, due scudetti che con molta probabilità verranno revocati, intercettazioni telefoniche dai contenuti imbarazzanti, lo spettro della serie B e un’immagine da ricostruire. Una vicenda inizialmente snobbata dalla stampa tedesca – un paradosso se si pensa che proprio la Germania tra meno di un mese ospiterà i Mondiali 2006.

Francia – La Juventus si aggiudica il 29° scudetto. Ma sul titolo di Campioni d’Italia pesano come un macigno le accuse che ruotano attorno al nome di Luciano Moggi, che annuncia ai microfoni delle tv nazionali le sue dimissioni dalla carica di direttore generale. Anche il prestigioso quotidiano sportivo L’Equipe che parla di “Juventus nella tempesta” riporta le parole del dg dimissionario: “Da stasera il mondo del calcio non è più il mio mondo”. Stessa linea per Le Monde che si sofferma sulle indagini della Procura di Napoli, sui nomi illustri delle persone coinvolte, dall’ormai ex Presidente della Figc, Franco Carraro, al suo vice Innocenzo Mazzini, ai designatori arbitrali Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo, ai due dirigenti bianconeri, Luciano Moggi e Antonio Giraudo. Si parla anche del coinvolgimento in scommesse da parte del portiere della Nazionale, Gianluigi Buffon, vicenda passata in sordina in Italia, se pur meno grave – non a caso il nome del giocatore figura nella lista dei convocati, come era immaginabile. France Football – testata sportiva che assegna il prestigioso “Pallone d’oro” – parla di “tregua” alla tempesta che ha investito la Juventus per le note questioni giudiziarie extrasportive, riferendosi al 29° titolo conquistato battendo la Reggina sul campo neutro di Bari per 2-0.

Spagna – Non meno pungente e sarcastica la stampa spagnola. Due titoli su tutti. Il quotidiano Sport titola: “Lucky Luciano fa le valigie”, mentre il noto As paragona il caso Moggi ad “una palla di neve delle dimensioni dell’Everest”, prefigurando per la squadra italiana più titolata un futuro in serie B.

Inghilterra – Il Daily Mail titola “Le telefonate che fanno vergognare la Vecchia Signora”. Il tabloid inglese sottolinea i rischi di retrocessione del club bianconero addirittura in C1, ma al tempo stesso chiarisce che “la Federcalcio italiana non avrà mai il coraggio di retrocedere la Juve in una serie inferiore”.
Il Times sceglie di riportare le più importanti intercettazioni delle telefonate di Moggi, attraverso un articolo posto come una serie di consigli da dare ad un ipotetico “ambizioso amministratore” di una importante squadra di calcio. Bisogna che segua il “metodo Moggi” per fare soldi ed avere successo. Diventa essenziale farsi amici del maggior numero possibile di club, perché ogni club, anche piccolo, vale un voto per eleggere il presidente della Lega Calcio; ovviamente per farseli amici bisogna elargire loro un numero indefinito di favori.
Questa la premessa. Poi si susseguono dieci stralci di intercettazioni, una sorta di decalogo per giungere al potere. Con tono pungente l’articolo non risparmia la questione dei designatori degli arbitri, i rapporti coi media e coi giornalisti, da trattare col metodo del bastone e della carota. L’ultimo dei dieci passi è piazzare il proprio figlio a capo di una compagnia che rappresenti circa 200 fra calciatori e manager del calcio italiano. Di conseguenza i nemici perderanno progressivamente potere, e lo scopo sarà raggiunto: “You’re the boss of the Italian game!”.
The Telegraph, il 15 maggio, opta per un pezzo di cronaca sulla vittoria per la Juventus del suo ventinovesimo scudetto, adombrato dallo scandalo che minaccia la squadra di vedersi strappato via il titolo. Il cronista scrive chiaramente “The sport in Italy is rotten to the core”, e questo essere marcio alla base porterà alla punizione della Juve, che verrà cacciata dalla serie A. Viene anche riportato il fatto che Moggi, figura chiave nelle nomine degli arbitri, è perfino accusato di avere chiuso un arbitro dentro uno spogliatoio al termine di una partita. Il pezzo non poteva che concludersi con le parole di Silvio Berlusconi che hanno fatto il giro dei media e dei siti non solo italiani: “Rivogliamo i due scudetti che ci sono dovuti. Siamo stanchi di subire ingiustizie”.

Sud America - In Argentina la vicenda ha avuto molto spazio sui quotidiani principali. Il Clarin sottolinea come "quattro arbitri sono stati indagati". Anche la Nacion riserva attenzione a quanto accade in Italia, citando anche uno degli striscioni comparsi negli stadi italiani in occasione dell'ultima di campionato: "Alì Baba e i 40 Moggi". Sullo stesso quotidiano, comunque, troviamo anche la difesa dell'ex direttore generale della Juventus, che dichiara "non sono il burattinaio" (no soy el gran tiritero).
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