SALA STAMPA DI MONTECITORIO, presentazione dei primi risultati di Mediamonitor, gruppo di ricerca costituito da studenti di comunicazione con il compito di analizzare la campagna elettorale in corso. Che sembra essere "una delle peggiori" dal punto di vista comunicativo, come ha affermato Marzia Antenore, coordinatrice del gruppo di ricerca. Da notare in particolar modo la fortissima difficoltà per i giornalisti di gestire un dibattito politico debordante.
Il dibattito politico ha invaso i media. Ma se la politica deborda dai media, che spazio resta per gli altri settori, se non quello di essere fagocitati dalla politica? Mediamonitor ritiene "micidiale", spietata, l'analisi della politica "fuori luogo". L'intrattenimento che diventa politica è quanto di peggio si possa rilevare nel corso di una campagna elettorale. Viene così meno un fondamentale assioma di coerenza, quello per cui la politica dovrebbe percorrere i binari ad essa deputati, e non "saltare" su altri.
Ma questo dato negativo può essere letto come un'opportunità. Quella di dire: questa tv non ci piace, è d'obbligo un ripensamento. E' un invito rivolto dallo stesso on. Giuseppe Giulietti a tutti gli operatori di comunicazione, nel corso del dibattito successivo alla presentazione di Mediamonitor. "C'è un problema di qualità della comunicazione" [...] "mi auguro che il servizio pubblico e i suoi dirigenti trovino il tempo per dedicare attenzione al tema"; come sottolinea poi Mario Morcellini, aumentando la qualità della comunicazione politica, si migliora anche la qualità della domanda di informazione politica, che di per sè tende naturalmente a crescere sotto le elezioni. A fronte di tale bisogno, è di vitale importanza l'attenzione al tema da parte di quel settore del mondo accademico che fa della comunicazione un corpo da vivisezionare. Quello cioè dei comunicatori, o almeno di quelli interessati ad una analisi di campagna elettorale.
E' un problema di autonomia non indifferente, oltretutto, quello che si pone alla classe giornalistica nel suo insieme. Perchè se non c'è indipendenza dal mondo politico, al giornalista viene meno il ruolo che gli è proprio. La possibilità di critica può essere ridotta a zero. Non solo. E' la naturale terzietà stessa del giornalista a non avere quasi la possibilità di essere espressa. E se succede questo, chi garantisce che il dibattito tra le parti non sia viziato dalla mancanza di un "corpo intermedio" fondamentale, quello cioè del giornalismo? O che il dibattito sia pilotato dal più furbo, con inevitabile distorsione? E se tutto diviene politica, perchè questa può uscire dallo spazio che le è consono, la par condicio stessa diviene un optional, basato sulla discrezionalità del politico. Un peso in più per lui, e per la società civile, quando di contro Giulietti afferma con decisione: "bisogna far sapere che la par condicio c'è in tutta Europa".
E ancora, sempre dall'on. Giulietti: "la legge sul conflitto d'interessi serve a garantire una libertà di mercato che non c'è [...] penso che sia un dovere dal punto di vista politico e imprenditoriale". Dalla critica, anche corrosiva, è bene comunque avviare una riflessione, produrre nuova progettualità. L'invito sotteso a questi messaggi non positivi, potrebbe stimolare a produrre una comunicazione politica che si faccia seguire sempre, perchè ritenuta autorevole di per se stessa, e non perchè onnipresente durante una campagna elettorale?

Una rubrica quotidiana sulla Tv politica curata dall’Osservatorio Mediamonitor
Le leggi sulla par condicio (clicca qui per un panorama generale):
Legge n. 103 del 14 aprile 1975
Legge 10 dicembre 1993, n. 515