Diffusione e motivazioni del download illegale. E c'è chi sostiene che sia un vantaggio per il mercato
Meglio pirati che esclusi
SCARICARE un cd o un dvd è un’azione entrata a far parte della quotidianità di molti, e la sua diffusione stimola una riflessione: fa davvero così male? Chris Andersen, autore di "Long Tail. Just Enough Piracy"
sostiene di no, anzi sottolinea come un po’ di pirateria possa essere vantaggiosa per i “piratati”, perché permette di fissare un prezzo di equilibrio tra domanda e offerta più alto del normale. Serve un equilibrio tra un controllo troppo stretto che uccide la domanda e uno troppo largo che uccide il mercato.
L’ultima frontiera della pirateria audiovisiva è legata alla pay-tv. Inizialmente ci si limitava alle smart-card “taroccate”, approfittando di un sistema di cifratura, il SECA2 che SkyItalia ha sostituito con l’
NDS attraverso un nuovo decoder che però
non ha soddisfatto gli abbonati. Oggi le nuove insidie arrivano da Internet che permette la visione di canali esteri in streaming e la digitalizzazione e condivisione di programmi tv grazie ai
DVR.
I settori più colpiti dall’illegalità sono certamente la musica e il cinema. In Italia
il 15% dei DVD è contraffatto e il
33% dei CD è pirata per un danno complessivo che sfiora i 9 miliardi di euro: un mercato mosso soprattutto da adulti sopra i trent’anni.
Il nemico principale delle case discografiche e cinematografiche è certamente il peer-to-peer anche se Internet non è l’unico colpevole. Basti dire che nel 2004, a fronte di 2,1 miliardi di cd scaricati, il calo nel mercato discografico è stato di appena il 6,7%. A questo punto è lecito chiedersi: cosa spinge la gente comune a commettere un reato come il download illegale?
Un prodotto leggero, di intrattenimento comporta naturali difficoltà di commercializzazione: pochi, infatti, sono disposti a pagare soddisfare un bisogno secondario per cui esistono sostituti gratuiti. Resta, inoltre, la sensazione che non si possa dare un prezzo ad un prodotto dell’intelletto; posizione alimentata dalle nuove potenzialità delle reti. Scendendo nel dettaglio, le spiegazioni centrate sulla comodità sono banali e fuorvianti.
E’ una questione di abitudini;
ne è convinto Mike McGuire, esperto di diritti digitali della Gartner.Inc: “la gente sta ignorando il vecchio principio che tu guardi il tuo programma alle otto quando la CBS o la NBC decidono che dovresti guardarlo. E stanno usando internet per farlo”. La questione fondamentale resta il bilanciamento tra costo e utilità percepita, come dimostra la lenta evoluzione della tv satellitare in Italia: l’offerta è troppo variegata e gli utenti, che ne sfruttano spesso solo una parte, sentono di pagare troppo.
Ad internet si chiede soprattutto di ridurre il gap, come dimostra lo sviluppo di
i-Tunes, l’archivio musicale della Apple che permette di scaricare canzoni e files video pagando 99 cents a download. Un modo per far incontrare le motivazioni dei titolari dei copyright e gli utenti, che non vogliono spendere 20 euro per l’ultimo cd di Madonna. Preferiscono pagare, e anche di più, per un buon libro: se non altro per leggerlo ci vuole qualche settimana, per ascoltare un cd basta meno di un’ora.