I DIBATTITI POLITICI per le elezioni 2006 sono regolati da un dispositivo di attuazione della legge sulla cosiddetta “par condicio” emanato dalla Commissione parlamentare di vigilanza dei sistemi radiotelevisivi. Il regolamento è stato approvato il 1 febbraio scorso con 17 voti a favore (Casa delle Libertà), 14 contrari (L’Unione) e l’astensione del presidente Gentiloni, parlamentare della Margherita. In aggiunta a questo documento, i portavoce dei due candidati alla guida del governo, Paolo Bonaiuti e Silvio Sircana, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che precisa ulteriormente le disposizioni della commissione.
Ecco, in sintesi, le regole dei confronti (denominate nel testo della delibera “conferenze-dibattito”):
- I dibattiti sono cinque: aprono e chiudono i leader di coalizione, in mezzo si confrontano tre esponenti politici per ogni schieramento indicati dai leader
- Ad ogni trasmissione partecipa un solo esponente per coalizione
- Ciascuna conferenza dibattito ha la durata di circa un’ora e quindici ed è trasmessa tra le ore 21 e le ore 22,30 su Raiuno
- Ad essa prendono parte due giornalisti: ognuno è sorteggiato da una lista di tre nomi indicati dai contendenti
- A moderare è un giornalista della RAI che deve garantire il rigoroso rispetto dei tempi: 30 secondi per le domande dei due giornalisti sorteggiati, 2 minuti e 30 per le risposte, un minuto per le repliche, tre minuti per un appello al voto conclusivo
- L’ordine di risposta viene stabilito per sorteggio: nel caso dei confronti Prodi-Berlusconi, l’ordine dell’ultimo dibattito è inverso rispetto al primo
- Niente pubblico nello studio, scenografia sobria, i leader seduti dietro un tavolo trasparente ma con un pannello a coprire le gambe, i due intervistatori di fronte, seduti anche loro.
In aggiunta ai cinque faccia a faccia, ciascun segretario di partito fra i principali avrà a disposizione una conferenza stampa di trenta minuti. Secondo il regolamento della commissione avrebbe dovuto concludere quella del presidente del Consiglio, ma, dopo le proteste del leader dell’Unione, nell’accordo firmato fra i due schieramenti si è deciso di eliminarla dal calendario.
