Vai al contenuto della pagina
tasti di accesso rapido

Mediazone - Magazine di Comunicazione e Media - www.mediazone.info

MediaZone è un progetto della Facoltà di Scienze della Comunicazione e del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
MediaZone
Newsletter Iscriviti alla newsletter Autori Autori: A|B|C|D|E|F|G|H|I|L|M|N|O|P|Q|R|S|T|U|V|Z
Attualità

L'esperimento partirà in quattro regioni nelle prossime elezioni

Al via lo scrutinio elettronico

Ma le tecnologie possono fare molto di più per la vita politica
di Alessandro Mastroluca
05/04/2006

I pc entreranno alle urne
QUATTRO REGIONI italiane, alle prossime elezioni, sperimenteranno lo scrutinio elettronico. In Liguria, Lazio, Puglia e Sardegna circa 10 milioni di elettori vedranno i propri voti registrati direttamente via computer. In Liguria, inoltre, i risultati saranno anche trasmessi in via telematica ai competenti uffici parlamentari. La sperimentazione coinvolge circa 12 mila uffici elettorali di sezione (circa il 20% del totale), nei quali sarà presente una nuova figura: l’operatore informatico. A questo proposito, precisa il ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Stanca, tutte le procedure saranno regolate dalla legge in vigore e le procedure informatizzate non interferiranno con quelle tradizionali, ma saranno, semmai, una garanzia in più. Si tratta di una forma larvale di inserimento delle nuove tecnologie nell’ambito del processo politico: la strada verso l’e-vote è ancora lunga.

Il voto elettronico, in Europa, è già stato sperimentato, con risultati non pienamente convincenti, in Gran Bretagna nel 2003. Le pratiche di e-vote sono state testate in 16 comuni e quartieri ((Ipswich, Terrier, Shrewsbury, South Somerset, Rushmore, Malvern Hills, Basingstoke & Dean, Chester City, Epping Forest, Stratford, Norwich, Sheffield, South Tyneside, Vale Royal, Chorley, St.Albans). Il governo inglese si mantiene cauto: da un lato servono altre sperimentazioni per testare la sicurezza dei sistemi, dall’altro, aggiungono, la democrazia non dipende solo dalle pratiche di voto.

Le nuove tecnologie applicate alla vita politica, del resto, possono intervenire anche in altre fasi del processo decisionale. L’immediatezza della rete permette un intervento diretto dei cittadini, che possono così diventare protagonisti delle decisioni. Fino ad oggi, però, gli spazi deliberativi aperti on-line hanno riguardato problemi di carattere locale, principalmente comunale. Significativo l’esperimento di Kalix, in Svezia. Nel 2001 gli abitanti del comune hanno votato un progetto di rinnovamento urbanistico e la maggior parte dei voti sono arrivati via internet (si poteva votare anche via telefono, fax, posta). Ma dei 15 mila abitanti, solo 1200 si sono interessati al progetto.

Una minoranza attiva e alfabetizzata trova così spazi nuovi per esprimere il proprio parere e la propria volontà, mentre la maggioranza dei cittadini è preda di quella che Fishkin chiama “ignoranza razionale”. In pratica, è diffusa la convinzione che sprecare tempo ed energie in queste iniziative sia inutile, in quanto un singolo voto non serve a cambiare le cose. Una convinzione, questa, che emerge anche dall’analisi del principale esperimento di deliberazione elettronica in Italia: il progetto Demos (gennaio-febbraio 2002). Si tratta di un forum in tre fasi per discutere dei problemi del traffico a Bologna e trovare soluzioni. Dei 18 mila utenti registrati alla rete Iperbole (rete interna al comune) e aventi diritto a partecipare al forum, solo 362 hanno seguito tutte le fasi del progetto. La strada perché internet diventi un mezzo realmente democratico è, insomma, ancora lunga.

Non basta l’accesso. La maggiore democraticità del mezzo non è solo una questione di possesso della connessione, ma di effettivo utilizzo. In Italia, stando al rapporto Censis “E-democracy. Un’opportunità per tutti?”, il numero di utenti internet è raddoppiato tra il 2000 e il 2004. Ma la rete viene usata quasi esclusivamente per cercare informazioni e scambiare e-mail. Anche alla pubblica amministrazione, i navigatori chiedono soprattutto informazioni e servizi. Scarso l’interesse per iniziative come la partecipazione alle chat o ai forum (frequentati dal 15-20% dei navigatori). Sono queste le attività che più delle altre sottendono alla nascita di nuove forme di relazionalità e aprono nuovi spazi di dialogo con le pubbliche amministrazioni, ma sono quelle che richiedono cambiamenti maggiori in termini di abitudini e atteggiamenti mentali.
C’è poi il problema della velocità di connessione: la banda larga è minoritaria (nel 70% delle case si viaggia con il classico modem telefonico) e questo rende difficile lo sviluppo di un’interazione reale e attiva tra cittadini e pubblica amministrazione.

Trasparenza e responsabilità: sono questi i vantaggi che le nuove tecnologie portano nella vita politica. Rendono il processo decisionale meno oscuro e incrementano nei politici la consapevolezza di dover rispondere delle proprie azioni di fronte ai cittadini. Forse internet non servirà ad allargare la partecipazione politica (almeno nel breve periodo), ma di certo contribuirà a migliorarla.
stampa

H
T
A
D
O