Nell’Aula Magna della “Sapienza” il compositore inglese e la sua band incantano il pubblico
“Notte senza Confini”. Musiche di Steve Martland
Testa rasata, t-shirt bianca e aderente, jeans verde militare. Ma la sua non è l’arte della guerra. Lui è
Steve Martland e se l’abito facesse il monaco l’avremmo forse ritrovato nelle numerose trincee irachene o ad impersonare i protagonisti di “Full Metal Jacket”. Ed invece la “Notte Bianca” dell’Università, nella rassegna “Senza Confini”, ci ha regalato una delle
personalità più eclettiche del panorama musicale mondiale.
Nato a Liverpool nel 1969 è uno dei più significativi musicisti contemporanei: il guru dei giovani compositori. Di nuovo a Roma per presentarci la sua Horses of Instruction, insieme alla sua band si è esibito nella storica Aula Magna della “Sapienza”. E tutti siamo stati travolti dal suo ritmo assordante e coinvolgente. Perché Martland è un personaggio. Travolgente. Anche scomodo se non si è abituati ad una musica senza dogmi, muscolare e ferocemente trascinante. Un’intera platea sedotta dalla musicalità della sua band. Lì sul palco, davanti alla sua orchestra, sembrava un direttore d’altri tempi. E vedevi volteggiare nello spazio le sue possenti braccia a cadenzare uno spettacolo di cui lui dava i ritmi. C’erano i suoni nostalgici del violino ed elettrici della chitarra, quelli forti del sassofono e del trombone e quelli cupi delle percussioni.
La Steve Martland Band, formata da alcuni fra i migliori e più apprezzati strumentisti e solisti della scena

britannica, si è già
esibita con grande
successo in Inghilterra, Italia, Germania, Olanda, Stati Uniti e Australia. “Affido a lei la responsabilità dei finanziamenti delle scuole musicali per il Regno Unito”. Con queste parole il Premier inglese
Tony Blair l’ha confermato come artista impegnato non solo nel “live” ma anche nell’educazione musicale alla quale si dedica come
docente di
composizione alla prestigiosa
Royal Accademy of Music. Chissà se almeno per l’occasione avrà indossato gli abiti istituzionali: abito e cravatta. Noi pensiamo di no. Anzi preferiamo immaginarcelo come il 21 marzo, quando sul palco dell’Aula Magna di una delle Università più antiche al mondo, ha entusiasmato studenti, genitori, nonni e bambini.
C’eran
o tante famiglie tra le oltre 600 persone presenti allo spettacolo. E nella sua musicalità sembrava rincorrere tutti i gusti della platea e dell’Università in cui si esibiva. Allora melodie nostalgiche dal sapore antico e mai dissolto si incrociavano con suoni giovani e ritmati. Quasi come
pennellate di modernità che andavano a sconvolgere il “classico” affresco alle sue spalle. Quell’opera d’arte che tante volte ci era sembrata così cupa e poco attuale dietro alle numerose Conferenze Universitarie, pareva svegliarsi e cambiare sembianze. Come l’opera d’arte “vivente” che Oscar Wilde tanto bene ci narrò ne
“Il ritratto di Dorian Gray”. “Smuovere gli ascoltatori, scioccarli o chiarirgli delle cose”. Louis Andriessen, compositore e maestro di Steve Martland in poche parole riesce a dare il senso della musica dell’allievo. Una musica complicata, perché semplice e a tratti estremamente complessa. Ma in realtà molto chiara. E così il 21 marzo, alle porte della Primavera, Steve è riuscito a destare ogni animo, a colorare ogni espressione, ad emozionare ogni sguardo.