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Attualità

Dalla nascita a oggi, storia delle trasmissioni radiofoniche in Italia

Quando la radio...

di Andrea Pranovi
25/04/2006

LA RADIO in Italia nasce ufficialmente il 6 ottobre del 1924, quando dagli studi romani dell’URI (Società Anonima Unione Radiofonica Italiana) Maria Luisa Boncompagni presentò un programma composto da un concerto di musica operistica e da camera e da un notiziario di attualità. Tre anni dopo l’URI fu trasformato in EIAR, vale a dire Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, che divenne concessionaria esclusiva del servizio radiofonico per la durata di 25 anni. Dopo la Liberazione di Roma, nell’ottobre del 1944, l’EIAR prese il nome di R.A.I. – Radio Audizioni Italia (per diventare poi, nel 1954, RAI – Radiotelevisione Italiana), a cui nel 1952 il Governo rinnovò la concessione della radiofonia in esclusiva per altri venti anni, che divennero di più attraverso una serie di proroghe che mantennero, di fatto, la situazione di monopolio statale della radiofonia italiana.

A spezzare il monopolio statale furono le cosiddette “radio pirata”, così chiamate per la loro illegalità. La prima esperienza di radiofonia pirata a livello internazionale risale al 1958, anno in cui iniziarono le trasmissioni di Radio Merkur, allestita su una vecchia nave da trasporto ancorata al largo di Copenaghen. Radio Merkur raggiunse in breve tempo un altissimo fatturato pubblicitario, ma nel 1962 il governo danese dichiarò illegittime le trasmissioni provenienti dalle acque internazionali limitrofe alla Danimarca, costringendo così Radio Merkur a cessare di trasmettere. Nel giro di pochi anni il fenomeno delle radio pirata si sviluppò quasi ovunque, costringendo i governi dei vari paesi a prendere provvedimenti per difendere le emittenti di stato.

In Italia, la prima radio pirata fu Radio Sicilia Libera: nata grazie allo scrittore Danilo Dolci, che,  barricatosi a Palazzo Scalia nella valle del Belice, fece partire una lunga diretta caratterizzata da controinformazione, lotta politica e testimonianze dei “poveri cristi”, ossia le persone che due anni prima avevano vissuto il terremoto, l’emittente chiuse dopo poco più di 24 ore dalla sua nascita, quando i carabinieri entrarono nella sede e sequestrarono gli apparecchi trasmittenti. La questione delle radio private tornò alla ribalta nel 1975, soprattutto grazie a Radio Milano International (oggi divenuta una realtà nazionale sotto il nome di R101). Posta inizialmente sotto sequestro perché considerata una radio pirata, pochi giorni dopo il pretore di Milano dichiarò legittima Radio Milano International: fu un primo passo verso la liberalizzazione dell’etere. Iniziò così la stagione delle “radio libere”, ossia radio i cui fini non erano commerciali o di intrattenimento bensì politici e sociali.

In pochi mesi le radio locali divennero sempre più numerose: nel febbraio del 1976, infatti, sul territorio italiano trasmettevano ben 206 radio libere. Dopo un lungo braccio di ferro tra Escopost, magistratura e stazioni private, nel 1976 la Corte Costituzionale liberalizzò le radio e le televisioni private via etere “di portata non eccedente l’ambito locale”. Dopo la sentenza l’etere divenne sempre più popolato dalle emittenti private, che nel giro di pochi mesi iniziarono a sottrarre moltissimi ascoltatori alla RAI. Importantissimo fu il ruolo che alcune di queste emittenti durante il movimento del ’77: le radio libere divennero la sede del dibattito interno al movimento e furono in grado di indirizzare le manifestazioni e i cortei. Emblematica di questa tendenza fu l’esperienza di Radio Alice, nata nel 1976 a Bologna. Ma, nello stesso periodo, anche a Roma nacquero radio di movimento: è il caso di Radio Città Futura e di Radio Onda Rossa, che trasmettono tuttora.

La crescita delle emittenti locali non si arrestò: nel 1984, infatti, il ministero delle Poste censì 4204 radio attive in Italia. Il sovraffollamento dell’etere creò una situazione di competitività tra le varie radio e perciò aumentò il bisogno di risorse economiche, al fine di potenziare il segnale, migliorare la qualità della programmazione e professionalizzare il personale. In questa situazione di concorrenza, le radio locali divennero sempre più radio private, finanziate esclusivamente dalla pubblicità. Alcune radio riuscirono a sopravvivere, altre furono costrette a chiudere a causa delle difficoltà economiche (come ad esempio la romana Radio In, che nata nel 1976, dopo molti passaggi di proprietà, dovette vendere la sua frequenza al gruppo “L’Espresso”), mentre accadde, seppur in casi eccezionali, che piccole emittenti locali diventarono grandi network nazionali (a Roma è il caso di RDS – Radio Dimensione Suono, che, nata nel 1976 grazie a Eduardo Montefusco, dal 1990 trasmette su tutto il territorio nazionale ed è tra le prime radio nelle graduatorie d’ascolto).

Allo scopo di regolamentare il disordinato sistema radiotelevisivo nel 1990 fu approvata la legge Mammì: essa stabilì per le radio private l’istituto della concessione con due sole varianti, nazionali e locali. La legge predispose poi un piano di assegnazione delle frequenze ma le scadenze prefissate saltarono. Inoltre furono distinti, nell’ambito della radiofonia privata, tre comparti: le radio nazionali commerciali, le radio locali commerciali e le radio comunitarie (ossia emittenti religiose e emittenti di movimento). Tuttavia, l’attributo “locale” risulta inadeguato e poco rappresentativo. Tra le radio locali, infatti, si possono distinguere: quelle il cui bacino d’utenza è limitato ad una sola regione; quelle interregionali, ascoltate in due o tre regioni vicine; quelle macroregionali, ascoltate in più di tre regioni, generalmente tra cinque e sette. A completare il quadro ci sono poi le “syndication” e le “superstation”, ossia circuiti di emittenti locali che condividono la messa in onda di alcune trasmissioni, raggiungendo maggiori bacini d’utenza, migliorando la programmazione e minimizzando i costi.

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riferimenti

Riferimenti bibliografici

Borgnino A., Radio pirata. Le magnifiche imprese dei bucanieri dell’etere. Storie e istruzioni per l’uso, Castelvecchi, Roma, 1997.

Cavallaio M., Cavallo D., Vicinanza A., Guide Professione Trend – La radio, Mondatori, Milano, 1998.

Del Forno P., Perilli F., La Radio…che storia!, Larus, Bergamo, 1997.

Hutter P., Piccole antenne crescono: documenti, interventi e proposte sulla vita delle radio di movimento, Savelli, Roma, 1978.

Menduni E., Il mondo della radio. Dal transistor a Internet, Il Mulino, Bologna, 2001.

Bellotto A.-Bettetini G. (a cura di), Questioni di storia della radio e della televisione, Vita e Pensiero, Milano, 1985.

Monteleone F., Storia della radio e della televisione in Italia. Un secolo di suoni e di immagini, Marsilio, Venezia, 1995.

Ortoleva P., Scaramucci B. (a cura di), Enciclopedia della Radio, Garzanti, Milano, 2003.

Radio Dimensione Suono, Dimensione Suono nell’aria… quando la radio si racconta, Di Leo, Roma, 1987.

Siti internet

Per i dati d’ascolto: www.audiradio.it

Per la storia di alcune radio libere: www.daxmedia.net e www.musicaememoria.com

Il sito di Dimensione Suono Roma, Dimensione Suono Due e RAM Power: www.dimensionesuonoroma.it

Il sito di Radio Globo: www.radioglobo.it

Il sito di Radio Onda Rossa: www.ondarossa.info

Il sito di Radio Città Futura: www.radiocittafutura.it

Il sito di Tele Radio Stereo: www.teleradiostereo.it

Il sito di alcune radio sportive romane: (Radio Flash Più) www.radioflashpiu.it, (Radio Incontro) www.radioincontro.it, (Radio Azzurra Italia Network) www.radiorain.it, (Radio Spazio Aperto) www.radiospazioaperto.it, (Rete Sport) www.retesport.it

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