Luci e ombre delle radio sportive romane
Roma a microfono aperto
TALK RADIO. Così si definiscono quelle particolari radio sportive che operano nell’etere romano, e quasi del tutto sconosciute nel resto d’Italia (a parte la neonata radio MilanInter). Queste radio, infatti, che si occupano quasi esclusivamente di sport, o per meglio dire di calcio, sono caratterizzate dagli interventi continui dei tifosi, lasciati liberi di esprimersi, di criticare, di esaltarsi e sfogarsi. Radio a microfono aperto, insomma, eredi, forse meno nobili, di quelle degli anni ’70, protagoniste della rivoluzione delle radio libere.
Le sei radio sportive romane hanno tutte un palinsesto grosso modo simile, con lunghi programmi dedicati alternativamente alla Roma e alla Lazio, condotte da giornalisti di dichiarata fede giallorosa o biancoceleste. Questo è forse il vero limite di questo modello di radio, condannato in questo modo a restare confinato nel provincialismo (non sempre ben visto all’esterno). Un giornalista-ultrà, infatti, aizza la polemica, fomenta i tifosi, ricerca le reazioni forti. E si sa, l’educazione e la moderazione che ci si può aspettare da un tifoso arrabbiato sono davvero modeste. Si può essere giornalisti e tifosi insieme, ma un buon giornalista dovrebbe sempre mantenere uno sguardo quanto più obiettivo possibile, anche verso la propria squadra del cuore.
Tra le poche eccezioni alla calcio-mania è “Roma Basket Radio”, che va in onda su Radio Azzurra Italia Network, e trasmette le radio-cronache integrali della Lottomatica Roma in campionato e in Coppa Uleb.
Non basta mettere una web-cam, o permettere l’ascolto sul web in streaming (lo fa Rete Sport, la più nota delle sei emittenti, che tra l’altro supera i confini del Lazio: trasmette anche nella provincia di Avezzano) per pensare di allargare pubblico e consensi. Certo, è possibile superare la nicchia geografica, ma il provincialismo culturale certamente no. Poiché, poi, Roma e Lazio non hanno tifoserie estese sul territorio (come la Juventus, ad esempio, che ha quasi più supporter a Reggio Calabria che a Torino), questo modello di radio, se vuole davvero puntare ad un evoluzione in senso nazionale, richiede un cambiamento culturale.
Un esempio di un progetto ambizioso, che può superare la dimensione locale, arriva da Radio Flash Più e da un programma giornalistico non sportivo, Radiogionando, un talk-show condotto dal direttore della rete, Salvatore Lordi. I temi spaziano dalla crisi in Medio Oriente alla buca nell’asfalto sotto casa, e vengono affrontati con giornalisti, uomini politici: il tutto intervallato dai titoli dei telegiornali nazionali.
La talk-radio sportiva resta, comunque, un’idea innovativa e preziosa, che esportata a livello nazionale, con un maggiore filtro giornalistico, garantirebbe vantaggi notevoli. L’immediatezza, la possibilità di coprire qualsiasi evento sportivo attraverso un microfono o un semplice telefono aperto permetterebbe di superare tutte le costrizioni legate alla gestione dei diritti radiofonici, introdotti nel 1999. Chi avrà per primo il coraggio di osare?